di Martina Mariotto

    In occasione della festa della Madonna del Rosario, che ogni anno coincide con quella del nostro paese, Ispra, la nostra comunità si è unita in una giornata gioiosa e particolarmente coinvolgente. Dico si è unita perché dopo la processione, don Maurizio ha ribadito l’idea e la proposta di coltivare l’unità nelle nostre famiglie e tra le varie famiglie come un dono raro e prezioso, faticoso a volte da raggiungere, ma sempre fonte di luce e di Vita.

    Un’unità dimostrataci quest’anno – caso vuole – anche dagli anniversari delle Ordinazioni del nostro diacono Mario e di don Franco Parmigiani che, in modi diversi, sono sempre stati e saranno una presenza significativa per le nostre parrocchie. Dieci anni di servizio il primo, ben cinquantacinque il secondo, il quale, durante la predica della S. Messa celebrata in mattinata, ha rievocato alla memoria, con un po’ di commozione, i luoghi in cui ha svolto il suo esercizio, i suoi anni trascorsi in Seminario e quelli passati a Ispra. E sempre in quest’occasione, don Franco ci ha parlato di una bellezza, più preziosa di certe altre, con cui conviviamo tutti i giorni, a volte senza accorgercene: la presenza di Dio nella nostra vita come protettore e massima guida. Parole non poi così banali, dato che nella gran parte delle nostre giornate preferiamo dedicarci ad altro, come se non avessimo il tempo per un momento di silenzio, o, peggio, come se non ne avessimo il bisogno. Ha parlato, poi, dell’umiltà che dobbiamo avere nei nostri confronti e nei confronti degli altri, senza avere la presunzione di bastare a noi stessi, convinzione che è causa spesso di molti mali.

    L’ascolto profondo delle parole di don Franco, i concetti di unità e umiltà, connubio perfetto perché l’unità si fonda sull’umiltà, e l’umiltà è il fondamento di tutto, hanno suscitato in me diversi pensieri. Uno, che è l’importanza di ascoltare una persona, il suo passato, le sue testimonianze di vita per comprenderne il significato e per coglierne il meglio. Un altro, non meno importante, che riprende ciò che ho appena detto, ovvero la saggezza – propria delle persone migliori – di mettersi alla pari degli altri, di essere perciò umili nella vita e iniziare ad imparare dalle persone e dalle cose semplici. A questo proposito un grande letterato del secolo scorso diceva: “occorre fare bene le cose semplici”, per poi apprendere quelle complesse e costruire qualcosa di grande.

    Io ho solo diciott’anni, non ho ancora esperienza di vita, ma mi è sempre stato insegnato che l’umiltà, come anche altri valori, sono imprescindibili per imparare a vivere, per essere con poco e nel mio piccolo dispensatrice di bene.