di Martina Mariotto

    Ispra, 4 novembre 2018

    Solo quando la pace e la libertà saranno diventate il fondamento del mondo, potremo dire che il nostro sforzo sarà servito a qualcosa. Queste parole sono il cuore della Preghiera dei Caduti, recitata durante la S. Messa questo 4 novembre in onore del centenario della fine della Grande Guerra.

    Dalla ricorrenza e dal ricordo, ben lontani da celebrazioni e retorica, dei nostri caduti in quell’immane conflitto che Benedetto XV definiva “un’inutile strage” nasce un ammonimento: l’invito a farci protagonisti di valori come la pace, l’unità e la fratellanza. Valori, questi, sempre più minacciati da fratture di odio e individualismo, non solo fra le nostre istituzioni, ma soprattutto, come faceva notare don Maurizio, nel cuore dei singoli uomini, dove si costruiscono muri e frontiere e di conseguenza si diffondono intolleranza e pericolosi nazionalismi. La frattura e la fragilità del cuore sono pericolose, perché è proprio dal cuore che nasce tutto, e che nasce il bene.

    Dobbiamo ampliare la frontiera del bene comune: dobbiamo impegnarci per il futuro, sulla memoria del passato, nel rispetto di quei valori per cui i nostri nonni – nel mio caso ormai bisnonni – si sacrificarono e diedero la vita. “Il destino è nelle nostre mani, abbiamo una responsabilità che dobbiamo sempre esercitare” ha detto il nostro presidente della Repubblica a proposito di questa ricorrenza. È un nostro dovere, prima che un diritto è un dovere, occuparci degli altri, del bene dell’umanità, prima di pensare ai nostri egoismi e alle nostre individuali aspirazioni. Ci viene chiesto di farlo non con retorica e con molto rumore per nulla, come si suole fare oggi, ma al contrario con riservatezza e determinazione, come d’altronde hanno fatto le persone, famose o meno, che hanno cambiato il mondo.

    Potranno dire di noi non come di coloro che sono stati oscurati dall’ombra della memoria, ma che hanno contribuito a correggere le ferite del mondo, a spianare le increspature della vita, migliorando l’umanità.

    Ecco, dunque, quello che sarà il valore del nostro impegno.